La Chiesa di Orsanmichele

La chiesa di Orsanmichele, detta anticamente anche di San Michele in Orto, si trova a Firenze ed era una loggia costruita in origine per il mercato delle granaglie, in seguito trasformata in chiesa delle Arti, le antiche corporazioni fiorentine.

La chiesa fu eliminata intorno al 1240 per far posto ad una loggia destinata a mercato delle granaglie. Una prima loggia venne eretta ad opera probabilmente di Arnolfo di Cambio nel 1290. Su uno dei pilastri si trovava un dipinto, forse ad affresco, di una Madonna del Popolo, ritenuta miracolosa e oggetto di grande devozione popolare. Del culto e della gestione delle donazioni e elargizioni ex-voto si occupava la compagnia dei Laudesi. La loggia fu gravemente danneggiata da un incendio il 10 luglio 1304; ricostruita tra il 1337 e il 1350 da Simone Talenti, Neri di Fioravante e Benci di Cione, ebbe la forma attuale, di maggiori dimensioni e a pianta rettangolare.

Il 26 luglio 1343, giorno di Sant’Anna, venne cacciato con una sollevazione popolare il despotico Duca d’Atene Gualtieri VI di Brienne, da cui derivò la dedicazione a Sant’Anna di un altare della chiesa.

Nel 1347 Bernardo Daddi dipinse la Madonna delle Grazie che andò a sostituire l’antica immagine venerata, andata distrutta nell’incendio. I lavori si interruppero nel 1349 per la crisi innescata dalla peste nera, venendo ripresi tra il 1360 e il 1366, quando si arrivò oltre la cornice del parapetto del primo piano. Nello stesso periodo si decise di tamponare le arcate al primo piano e allontanare il mercato per creare la chiesa. Nel 1359 l’Orcagna firmava il tabernacolo marmoreo per l’immagine mariana all’interno. Nel 1380 resta la notizia di una fornitura di marmo bianco di Carrara per le bifore ai piani superiori. Nel 1386 il legnaiolo Bartolo di Dino è incaricato di provvedere alle capriate per la copertura della fabbrica. In quell’occasione Franco sacchetti fece rispolverare una serie di formelle con figure di mezzi apostoli della scuola di Giovanni Pisano (di Giovanni di Balduccio) e porre in posizione d’onore nelle arcate tamponate.

Nel frattempo, dal 1339, l’arte della Seta aveva chiesto al Comune il permesso per eseguire una serie di tabernacoli con le statue dei santi protettori delle Arti, cosa che venne accolta solo nel 1404, nonostante alcune Arti avessero già fatto approntare alcune statue. Venne allora stabilito quali arti avevano il privilegio di uno dei quattordici tabernacoli, la cui decorazione doveva avvenire entro dieci anni pena la perdita del diritto a favore di un’altra Arte. In realtà i tempi furono spesso più lunghi. Ne nacque così uno straordinario ciclo scultoreo dei più grandi artisti fiorentini soprattutto del Quattrocento (Nanni di Banco, Donatello, Brunelleschi, Verrocchio, Ghiberti e altri), che composero uno straordinario compendio del passaggio dalle forme tardogotiche a quelle pienamente rinascimentali.

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