Enocuriosità

Nei territori di Pogni e Marcialla si impiantano sia in vitigni autoctoni che internazionali, vediamo una breve descrizione dei vitigni con particolare attenzione sul Sangiovese che in generale definisce una numerosa varietà.

VITIGNI AUTOCTONI

- SANGIOVESE ORIGINI
Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato “La coltivazione delle viti”, ne parla dicendo che «il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare». Anche l’origine del nome è incerta e varie sono le teorie: alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a forme dialettali (da “san giovannina”­ uva primaticcia ­ dato il suo precoce germogliamento a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista), chi sostiene che derivi da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove” (in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna).

SANGIOVESE:

- CARATTERISTICHE E DIFFUSIONE
In generale si parla di Sangiovese, ma in realtà questo termine definisce un gran numero di varietà (o cloni) nelle quali si è differenziato nel corso dei secoli e nei diversi territori.
In Toscana se ne distinguono due grandi famiglie: il Sangiovese Grosso, che comprende tra gli altri le varietà Brunello (utilizzato per la produzione dell’omonimo vino) e Prugnolo Gentile (utilizzato per la produzione del Vino Nobile di Montepulciano), ed il Sangiovese Piccolo, utilizzato in gran parte della regione. Non è privo di interesse rilevare che anche il Brunello costituisce una derivazione del Sangiovese, precisamente un mutante identificato dal signor Ferruccio Biondi Santi, all’inizio del secolo scorso, nella propria tenuta il Greppo, a Montalcino, in un appezzamento misto di aceri vitati e di olivi. Il Brunello è assurto tra le star della viticoltura italiana a opera del nipote, Franco Biondi Santi, dopo che il vino fu offerto dalla regina Elisabetta, in un pranzo a Buckingham Palace, al presidente Saragat in vista ufficiale.
Per questo motivo è difficile dare una descrizione assoluta del vino che se ne ricava, che ha certo alcune costanti comuni (buoni tannini ed elevata acidità) ma può variare dal vino rosso più economico ai vertici qualitativi del Brunello, vino di elevato valore prodotto nella zona di Montalcino; qui, nell’habitat unico delle colline montalcinesi, produce un rosso fra i più apprezzati al mondo per struttura, pienezza di gusto, eleganza e capacità di invecchiamento.
Il Sangiovese, vitigno principe per la produzione del Chianti, dà corpo e struttura al vino.

Il CHIANTI:

- LA ZONA
Chianti  è un immenso paesaggio d’arte a metà tra la realtà e la scenografia di uno dei tanti film che sono stati girati in questa zona di campagna tra Firenze e Siena, delimitata dai fiumi Arno, Elsa, Ombrone e Arbia.

- IL VINO
Oggi il nome Chianti è garanzia di vino nobile, prodotto secondo leggi severe che ne tutelano lo standard qualitativo e con esso le caratteristiche sensoriali.

Il Chianti Docg viene prodotto nel cuore della Toscana, nella zona ompresa tra lòe province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.
L’enologo e giornalista Burton Anderson scrive: “Se la Toscana merita di essere descritta come la più caratteristica delle regioni d’Italia, il Chianti s’impone di gran lunga come il più italiano dei vini.

Tutti i chianti sono costituiti dagli stessi vitigni Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano, Malvasia bianc, Sauvignon e Merlot. La percentuale delle uve, invece, può cambiare da vino a vino. Protagonista indiscusso, comunque, è sempre il Sangiovese, che può essere vinificato in purezza o in quote variabili fino a un minimo del 75%
Senza scendere nei dettagli sulle differenze dei vari Chianti, possiamo dire che il Chianti ha colore rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento, sapore armonico, asciutto e leggermente tannico, odore vinoso con sentore di mammola.
Il Chianti può essere bevuto giovane o invecchiato. Nel primo caso si accompagna bene con carni rosse alla griglia, mentre il Riserva, più corposo e complesso, è perfetto con selvaggina e formaggi stagionati.

CANAIOLO
l Canaiolo è un vitigno diffuso soprattutto nell’Italia centrale, utilizzato nella produzione di diversi vini DOC e DOCG. In particolare viene utilizzato per conferire morbidezza al Chianti e nel XVIII secolo era più coltivato dello stesso Sangiovese, vitigno base del Chianti. Oltre che nel Chianti, il canaiolo viene utilizzato, quasi esclusivamente in assemblaggio, anche per diversi vini dell’area del centro Italia.

COLORINO
Il Colorino è una vite che i Toscani coltivano nei loro vigneti perchè l’uva che produce è riguardata come propria a dar del colore e della forza ai vini coi quali si mescola. I suoi grappoli sono piccioli e restano spargoli perchè i fiori che portano non allegano che in parte. Gli acini sono minuti e sorpassano appena quelli della Passolina o Uva di Corinto. Sono rotondi, di buccia nera, contenenti molta materia colorante, e una polpa densa e dolce. Io non conosco la natura del vino che produce perchè non ho trovato alcuno che ne faccia del puro, ma pare che debba essere nero, denso e generoso.

TREBBIANO
Il Trebbiano fa parte di una delle famiglie di vitigni a frutto bianco tra i più diffusi in Italia, presenti nell’uvaggio di decine e decine di vini DOC, sia bianchi che rossi.
Da solo forma 6 diverse DOC (Trebbiano d’Abruzzo, Trebbiano di Romagna, Trebbiano di Aprilia, Trebbianino Val Trebbia dei Colli Piacentini, Trebbiano di Arborea, Trebbiano di Capriano del Colle). La sua vasta diffusione è dovuta alla capacità di adattarsi alle più diverse tipologie di terreno e condizioni climatiche, alla grande produttività ed alle caratteristiche del vino che ne deriva, generalmente gradevole e corretto e facilmente commerciabile. Infatti è sufficientemente neutro per essere impiegato in unione con altri vini dalla personalità più spiccata, senza sopraffarli anche se utilizzato in elevate percentuali.

VITIGNI INTERNAZIONALI

il Cabernet Sauvignon, che dà robustezza e personalità al vino, il Merlot, che dà morbidezza ed eleganza, l’Alicante, che dà colore.

CABERNET SAUVIGNON
Il Cabernet-sauvignon è un vitigno di origine bordolese, nelle zone del Médoc e delle Graves, ed è senz’altro la varietà più rinomata al mondo per la produzione di vini di grande qualità e longevità.
Viene spesso usato in assemblaggio con Cabernet franc e Merlot, uvaggio che ha preso il nome di bordolese, dove è stato introdotto. In Italia ne esistono molte versioni, sia in purezza che con altri vitigni rossi. Ha grandi capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione, mantenendo le sue caratteristiche di riconoscibilità pur esprimendo perfettamente anche quelle del terroir. È in grado di produrre vini intensi già nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento; grazie alla grande struttura di questo vitigno, si possono osare lunghe macerazioni e affinamento in legno, soprattutto rovere francese, che gli consentono di esprimere nel tempo un bouquet complesso e affascinante.
Ha foglia media, pentalobata e dentellata; grappolo medio-piccolo, oblungo, cilindro-piramidale, di buona compattezza, con un’ala spesso evidente; acino di dimensioni medie, quasi rotondo, con buccia molto resistente, blu-nera con sfumature violacee, ricca di pruina. La polpa è astringente, con sapore di viola e sorba. L’epoca di maturazione è medio-tardiva (prima metà di ottobre).

MERLOT
l Merlot è un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche, è originario della Gironda, nel Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux da cui nascono (in uvaggio con il Cabernet) alcuni dei più prestigiosi vini al mondo.
Ha foglia media, pentagonale, trilobata e quinquelobata; grappolo medio, piramidale più o meni spargolo, con una o due ali e peduncolo legnoso di colore rosato; acino medio, rotondo di colore blu-nero con buccia di media consistenza ricoperta da abbondante pruina.

ALICANTE
Vitigno originario della Spagna e coltivato anche in alcune regioni dell’Italia meridionale e nella Maremma grossetana.
Deve il suo nome alla omonima città di Alicante ed tuttora è uno dei vini più popolari della Penisola Iberica.
Nonostante l’uva nera di questa vite produca un vino rosso e molto alcolico, ne esistono versioni rosate e di gradazione minore.

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