Affinché una zona sia particolarmente vocata alla coltivazione della vite per l’ottenimento di un buon
vino, deve avere quelle condizioni climatiche e quei terreni che, uniti alla tradizione ed alla passione tramandata da generazioni di viticoltori, trovano nel Chianti la massima espressione.
LA VIGNA
La scelta della zona, che deve essere ben esposta al sole, e del tipo di terreno dove impiantare
una vigna riveste sempre un ruolo di fondamentale importanza. Si usa dire “la vite vuole il
sasso”, ad indicare che terreni sassosi sono il luogo ideale, soprattutto per i vitigni del Chianti.
Terreni dove l’acqua filtra, irrorando le radici della vite, senza però ristagnare. Terreni come il
Galestro (a frattura poliedrica e scheggiosa) e l’ Alberese (calcari marnosi grigio chiari formatisi
nel periodo eocenico), entrambi presenti nei territori di Pogni e Marcialla.
Scelta la zona, la si prepara con lavori di scasso, làddove vi siano pendenze eccessive, e
realizzazione di fossi per convogliare le acque piovane ed evitare ristagni e frane.
Si prende poi la decisione su quali vitigni impiantare e su come disporre i filari e le viti. In
Fattoria Pogni i filari si dispongono abitualmente seguendo il declivio del terreno e la distanza fra
un filare e l’altro oscilla fra 2,30 e 2,80 metri, in relazione alla resa in uva per ettaro che si
desidera ottenere. Resa che comunque non deve superare, come da diciplinare Chianti, i 90
quintali di uva per ettaro. Le viti vengono normalmente impiantate ad una distanza che varia fra 70 e 90 cm ed il numero di piante per ettaro può oscillare dalle 4.000 alle 6.000.
La nuova vigna viene quindi impiantata in Primavera e dopo tre anni è pronta per il primo
raccolto.
La vite ha una vita produttiva, a buoni livelli di qualità, relativamente lunga, anche oltre i 30 anni.
I VITIGNI
Nei territori di Pogni e Marcialla si impiantano sia vitigni autoctoni, quali:
il Sangiovese, vitigno principe per la produzione del Chianti, dà corpo e struttura al vino.
il Canaiolo, il Colorino, il Trebbiano e la malvasia del Chianti, che, unitamente al particolare microclima ed al terroir del luogo, esaltano le caratteristiche altamente qualitative tipiche di un
buon Chianti.
Che vitigni internazionali, quali:
il Cabernet Sauvignon, che dà robustezza e personalità al vino.
il Merlot, che dà morbidezza ed eleganza.
l’ Alicante, che dà colore.
IL SANGIOVESE
Il Sangiovese, alla base della produzione del Chianti, è un vitigno molto antico: gli storici pensano
che fosse già presente in Toscana ai tempi degli Etruschi e viene menzionato per la prima volta
in un testo del 1600.
Il suo nome deriva dall’espressione latina Sanguis Jovis che significa Sangue di Giove.
In Toscana esistono due tipologie principali o, in termini tecnici, biotipi di Sangiovese: quello ad
acino piccolo o forte e quello ad acino grosso detto anche gentile.
Tutti i vini ottenuti da uve Sangiovese hanno degli elementi in comune, come un vivace colore
rosso rubino, un profumo intenso che ricorda la frutta ed i fiori con note di marasca (un tipo di
ciliegia un po’ asprigna) e di viola, un gusto abbastanza intenso che si sente in bocca a lungo.
LE LAVORAZIONI IN VIGNA
La potatura: eseguita nei mesi Invernali, consiste nell’accorciare i tralci cresciuti a dismisura
durante i mesi estivi.
La legatura delle viti: eseguita tra fine Inverno ed inizio Primavera, consiste nel legare il tralcio
al filo secondo il tipo di allevamento della vite. In Fattoria Pogni esistono due forme di
allevamento della vite: ad archetto o capovolto (si piega il tralcio verso il basso e lo si lega al filo)
ed a cordone speronato (si prende il tralcio e lo si lega orizzontale al filo, lasciandoci sopra piccoli
pezzi di rami chiamati speroni).
La sfoltitura dei pampani: decidere se eseguire o meno tale operazione è un po’ come una
scommessa, solo gli eventi atmosferici dei mesi successivi ne decreteranno il risultato. Infatti, se
da un lato permette alle uve di essere maggiormente esposte ai raggi del sole, dall’altro le lascia
altresì esposte ad eventi atmosferici dannosi, come grandine e forti pioggie.
I trattamenti contro le malattie delle viti: eseguiti periodicamente, si rendono necessari per
prevenire malattie che potrebbero poi influire sia sulla vita della pianta che sulla qualità delle uve.
Il più conosciuto è la ramatura. In Fattoria Pogni tutti i trattamenti vengono eseguiti seguendo le
rigide direttive ambientali della cosiddetta lotta guidata.
LA VENDEMMIA VERDE
Nelle annate in cui la vite produce un elevato numero di grappoli, in Fattoria Pogni ne viene
eseguito il diradamento. Tale operazione, abitualmente fatta tra fine Luglio ed inizio Agosto,
viene chiamata vendemmia verde, poiché si recidono dai tralci i grappoli non ancora maturi,
quindi verdi, lasciandoli cadere sul terreno inutilizzati.
Il diradamento, pur portando talvolta ad una sensibile riduzione della quantità di uva prodotta per
ettaro, si rende assolutamente necessario per mantenere alta la qualità delle uve rimaste sui
tralci. Le proprietà che la vite trasmette ai propri frutti devono essere concentrate in un massimo
che può variare da 4 a 6 grappoli per vite e non disperse in un numero maggiore.
I grappoli vengono recisi iniziando da quelli più lontani dal gambo.
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