Affinché una zona sia particolarmente vocata alla coltivazione della vite per l’ottenimento di un buon vino, deve avere quelle condizioni climatiche e quei terreni che, uniti alla tradizione ed alla passione tramandata da generazioni di viticoltori, trovano nel Chianti la massima espressione.

La scelta della zona, che deve essere ben esposta al sole, e del tipo di terreno dove impiantare una vigna riveste sempre un ruolo di fondamentale importanza. Si usa dire “la vite vuole il sasso”, ad indicare che terreni sassosi sono il luogo ideale, soprattutto per i vitigni del Chianti. Terreni dove l’acqua filtra, irrorando le radici della vite, senza però ristagnare. Terreni come il Galestro (a frattura poliedrica e scheggiosa) e l’Alberese (calcari marnosi grigio chiari formatisi nel periodo eocenico), entrambi presenti nei territori di Pogni e Marcialla.

Scelta la zona, la si prepara con lavori di scasso, laddove vi siano pendenze eccessive, e realizzazione di fossi per convogliare le acque piovane ed evitare ristagni e frane. Si prende poi la decisione su quali vitigni impiantare e su come disporre i filari e le viti. In Fattoria Pogni i filari si dispongono abitualmente seguendo il declivio del terreno e la distanza fra un filare e l’altro oscilla fra 2,30 e 2,80 metri, in relazione alla resa in uva per ettaro che si desidera ottenere. Resa che comunque non deve superare, come da diciplinare Chianti, i 90 quintali di uva per ettaro. Le viti vengono normalmente impiantate ad una distanza che varia fra 70 e 90 cm ed il numero di piante per ettaro può oscillare dalle 4.000 alle 6.000. La nuova vigna viene quindi impiantata in Primavera e dopo tre anni è pronta per il primo raccolto.

La vite ha una vita produttiva, a buoni livelli di qualità, relativamente lunga, anche oltre i 30 anni.